Ho visto un re!

24.02.2026

Ho visto un re! cantava Enzo Jannacci, un re che piangeva seduto sulla sella, piangeva tante lacrime, ma tante che… bagnava anche il cavallo. Povero re… e povero anche il cavallo.

Se in questi giorni Carlo d'Inghilterra facesse equitazione, il suo cavallo sarebbe zuppo. Infatti non sono bei momenti per il sovrano inglese, dopo che suo fratello minore Andrea è stato prelevato dai poliziotti con l'umiliante accusa di abuso di pubblico ufficio.

L'immagine che ha fatto il giro del mondo è quella di un uomo un tempo altezzoso e ora rannicchiato sul sedile posteriore di un'auto della polizia. Il volto pallido, lo sguardo smarrito, quasi animalesco, catturato dallo scatto di un fotografo. Uno scatto crudele, che in poche ore è diventato simbolo di una caduta. La stampa d'oltremanica ha evocato dipinti celebri per descriverne l'espressione: l'urlo muto di chi vede sgretolarsi il proprio mondo.

Non è la prima volta che la storia sorprende un re o un principe nel momento della disfatta. Vengono in mente le cronache di altre monarchie travolte dagli eventi, quando la fuga si trasforma in arresto e la carrozza in prigione. Oggi non ci sono né forche né ghigliottine, ma l'onta pubblica può essere altrettanto implacabile.

Il principe, già travolto negli anni scorsi da relazioni compromettenti e amicizie imbarazzanti, aveva perso da tempo titoli e incarichi ufficiali. Le ombre dei rapporti con personaggi coinvolti in scandali internazionali avevano incrinato l'immagine della famiglia reale. All'epoca, la strategia era stata quella del contenimento: silenzio, risarcimenti milionari e progressiva marginalizzazione del protagonista. L'idea era che il tempo avrebbe fatto il suo mestiere, restituendo decoro e dimenticanza.

Ma quando le indagini hanno allargato il campo a possibili irregolarità istituzionali, la questione è diventata più grave. Non più soltanto imprudenze private, bensì l'ipotesi di un uso distorto del proprio ruolo pubblico. Ed è su questo crinale che la vicenda ha smesso di essere un semplice scandalo mondano per trasformarsi in un problema politico.

La monarchia britannica, già provata negli ultimi decenni da lutti, separazioni clamorose, tensioni interne e problemi di salute dei suoi membri più in vista, si trova ora davanti a un'altra prova di credibilità. L'istituzione sopravvive se riesce a incarnare un'idea di stabilità e rigore morale; quando quell'immagine si incrina, ogni errore pesa il doppio.

Forse la lezione che arriva da questa storia non riguarda solo i palazzi reali. Vale anche per le famiglie comuni, per le organizzazioni, per qualunque comunità umana: coprire le crepe con tende pesanti e tappeti preziosi non rafforza le fondamenta. Fingere che nulla accada può funzionare per un po', ma prima o poi la polvere nascosta torna a farsi vedere. E allora il conto, quasi sempre, è più salato di quanto si sarebbe immaginato.