Il Paese che deride chi studia

26.06.2026

È profondamente deprimente leggere commenti di persone che deridono una persona che decide di studiare in età avanzata. Infatti qualcuno ha storto il naso davanti alla notizia che Pupo ha deciso di affrontare l'esame di Stato per conseguire il diploma. Commenti sarcastici, battute da bar, risatine da social, il solito repertorio di chi, anziché apprezzare un impegno personale, preferisce trasformarlo in un pretesto per sfogare le proprie frustrazioni.

Cosa c'è di ridicolo nel voler imparare? Per alcuni, evidentemente, nulla è più sospetto dello studio. Se una persona adulta decide di dedicare tempo ai libri, alla preparazione di un esame, all'acquisizione di nuove conoscenze, ecco che scatta la presa in giro. È un riflesso quasi automatico. L'impegno intellettuale viene guardato con diffidenza, mentre qualsiasi altra attività viene considerata normale.

Nessuno si scandalizza se qualcuno passa il fine settimana a pescare. Nessuno ironizza su chi trascorre ore in sella a una moto. Nessuno si indigna per chi dedica pomeriggi interi al tennis o alle carte. A cosa servono queste attività? Servono a rilassarsi, a divertirsi, a coltivare una passione. E va benissimo così. Ma allora perché dovrebbe essere diverso per lo studio? Chi ha deciso che il piacere di imparare sia meno divertente del piacere di lanciare una lenza, accelerare su una strada o rincorrere una pallina da tennis?

La verità è che molti di coloro che criticano, stanno semplicemente reagendo con fastidio all'idea che qualcuno decide di incrementare la propria cultura. È il vecchio riflesso di chi considera la cultura un ornamento inutile e non uno strumento di crescita personale. Ma l'aspetto più grottesco emerge leggendo certi commenti sui social. Le lezioni di vita arrivano da persone che faticano a costruire una frase comprensibile, che ignorano la punteggiatura, massacrano la grammatica e confondono le parole più elementari della lingua italiana. Eppure trovano l'energia per irridere chi sta sostenendo un esame.

Naturalmente non è un reato scrivere male, nessuno nasce professore di Lettere, ma c'è qualcosa di tragicomico nel vedere persone che ostentano con orgoglio la propria ignoranza mentre ridicolizzano chi sta cercando di colmare delle lacune. La cultura non dovrebbe mai essere oggetto di scherno, semmai dovrebbe esserlo la presunzione di chi considera inutile qualsiasi forma di miglioramento personale. Se un uomo ricco e famoso, come lo è Pupo, con una carriera consolidata alle spalle e nessun bisogno pratico di un diploma, decide di mettersi sui libri, il messaggio è decisamente positivo. Significa che non esiste un'età giusta per imparare; significa che la curiosità può sopravvivere al successo, ai soldi e alla notorietà; significa che si può sempre tornare a studiare, anche quando non si è più costretti a farlo.

Chi ride di tutto questo dimostra di non aver capito una cosa fondamentale, che lo studio non è una punizione ma una delle poche attività che rendono una persona più libera. E in un'epoca in cui l'ignoranza viene spesso esibita come una medaglia, vedere qualcuno che sceglie di studiare dovrebbe essere motivo di rispetto, non di scherno. Forse il vero problema non è chi, a settant'anni, decide di prendere un diploma, il problema è chi crede di aver capito tutto.

C'è poi un aspetto che mi spinge a guardare questa vicenda con particolare simpatia. Una ventina di anni fa, a Camerino, ebbi occasione di conoscere Pupo e di trascorrere un'intera giornata con lui. Confesso che, fino ad allora, avevo un'immagine superficiale del personaggio, ma quelle conversazioni mi fecero cambiare idea. Mi trovai davanti una persona molto più profonda di quanto immaginassi, una persona sensibile, capace di riflessioni tutt'altro che banali, ma soprattutto dotata di una qualità sempre più rara: l'umiltà. L'umiltà di chi non pretende di sapere tutto. L'umiltà di chi non considera la propria notorietà e prosperità economica una patente di superiorità. L'umiltà di chi continua a mettersi in discussione e a cercare nuove occasioni per crescere.

Forse è anche per questo che non mi sorprende affatto la sua scelta di affrontare l'esame di Stato, anzi, mi sembra perfettamente coerente con la persona che ebbi modo di conoscere, perché solo chi conserva curiosità e umiltà accetta di tornare a studiare quando potrebbe tranquillamente evitare di farlo. Solo chi ha ancora voglia di imparare si rimette in gioco senza preoccuparsi delle battute, delle ironie o dei commenti malevoli.

Ecco perché trovo tanto meschine certe critiche. Non colpiscono soltanto un uomo che sta cercando di conseguire un diploma, colpiscono un'idea molto più grande, l'idea che non sia mai troppo tardi per migliorarsi. E se c'è qualcosa che dovrebbe essere ammirato, in una società che spesso premia l'arroganza e la superficialità, è proprio il coraggio di continuare a imparare.


Share