La Costituzione da difendere

26.04.2026

Ieri era il 25 aprile, una festa molto importante, perché il 25 aprile 1945 è una data che ha cambiato la storia d'Italia.

La caduta del nazifascismo non fu solo la fine di una guerra, fu la fine di un regime che aveva cancellato i diritti, bruciato i libri, deportato gli ebrei, torturato i dissidenti, costruito il consenso sulla paura e sull'obbedienza. Quindi festeggiare questa data è riconoscere che la libertà ha un costo e che qualcuno lo pagò con la vita.

La Costituzione Repubblicana nata da quella liberazione è uno dei testi più belli e avanzati del Novecento. Parla di dignità, lavoro, uguaglianza, diritti inviolabili. È il contratto fondativo di un popolo che aveva scelto, dopo vent'anni di buio, di costruire qualcosa di diverso e difendere quella Costituzione è ancora un dovere civile.

Ma la Repubblica che quella Costituzione avrebbe dovuto incarnare è stata, nei decenni, colonizzata da poteri che non portano la camicia nera ma agiscono con la stessa logica: quella del privilegio, dell'eccezione che diventa regola e del potere che si auto protegge.

Parliamo delle massonerie deviate che hanno inquinato magistratura, politica, appalti e forze dell'ordine. La P2 non fu un'invenzione, fu uno Stato nello Stato, con tanto di lista degli affiliati trovata nella villa di Licio Gelli.

Parliamo delle raccomandazioni, per cui in Italia il merito è spesso un optional, un sistema che umilia chi studia, chi si impegna, chi ci crede, e premia chi ha il papà giusto, lo zio amico del politico, il numero di telefono che conta o l'amico dell'amico.

Parliamo delle istituzioni corrotte, non solo nel senso penale ma nel senso più profondo e più grave, corrotte nella loro funzione, nel loro scopo, nella loro anima. Istituzioni che dovrebbero servire il cittadino e invece lo usano. Ospedali dove si muore di liste d'attesa se non conosci nessuno. Tribunali dove la giustizia è una lotteria. Scuole dove i fondi finiscono chissà dove. Comuni dove i concorsi sono già scritti prima di cominciare.

La Resistenza storica fu eroica perché si oppose a un potere armato, visibile e brutale. La Resistenza che ci vuole oggi è altrettanto difficile, perché il nemico non porta la divisa, non ha un volto ma è dentro le stesse istituzioni che dovrebbero proteggerci. È nel dirigente che assume il parente, nel politico che nomina il fedele, nell'imprenditore che vince sempre perché sa chi ungere.

Difendere la Costituzione oggi significa difendere l'articolo 3: tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge. Quella norma è splendida sulla carta e quotidianamente violata nella realtà.

Difendere la Costituzione oggi significa difendere l'articolo 97: i pubblici uffici sono organizzati in modo da assicurare il buon andamento e l'imparzialità. Buon andamento. Imparzialità. Quando è stata l'ultima volta che le abbiamo viste all'opera senza dover conoscere qualcuno?

Qualcuno dirà che questo discorso è qualunquista, alimenta la sfiducia nelle istituzioni e fa il gioco dei populisti. No, è esattamente il contrario. Il qualunquismo dice: "sono tutti uguali", la resistenza civile dice: "le cose possono e devono cambiare, e il cambiamento comincia dal pretendere che le regole valgano per tutti".

Non è qualunquista chi chiede concorsi trasparenti. Non è qualunquista chi denuncia una loggia deviata. Non è qualunquista chi si rifiuta di pagare il favore per ottenere ciò che gli spetta di diritto. Al contrario, è uno che crede nella democrazia.

Quindi la Costituzione deve essere presa come programma, non come monumento. Il 25 aprile non deve essere trattato come un museo. Non dobbiamo usarlo solo per fare bei discorsi sulla memoria per poi tornare a casa e accettare che le cose funzionino sempre nello stesso modo opaco, ingiusto e clientelare.

La Costituzione non è un monumento da visitare una volta l'anno, è un programma che deve essere realizzato ogni giorno, in ogni ufficio pubblico, in ogni concorso, in ogni sentenza, in ogni nomina.

Il vero erede della Resistenza è il funzionario che non firma la delibera irregolare. È il giornalista che pubblica il nome e il cognome anche quando fa paura. È il cittadino che non abbassa la testa, che pretende con la forza della legge di essere trattato da persona e non da suddito.

Questo è il nuovo 25 aprile. È la battaglia di chi crede che la libertà non sia un regalo ricevuto una volta per tutte ma una conquista che va rinnovata ogni giorno.


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