La cronaca non è un club esclusivo

Una cosa che mi irrita profondamente è vedere Roberto Saviano, che da anni vive di esposizione mediatica, scagliarsi contro gli youtuber che si interessano del caso Garlasco, uno dei più intricati e discussi della cronaca italiana.
La mia irritazione nasce dal fatto che critica gli altri perché fanno ciò che lui fa da una vita, e lo fa con una postura da maestro infastidito, come se il dibattito pubblico fosse un salotto privato dove lui può decidere chi entra e chi no, dimenticando che la cronaca è di tutti e non di un club esclusivo per intellettuali certificati.
Si presenta come il paladino della verità, il combattente solitario contro la camorra, che sembra quasi combattere all'insaputa della camorra stessa. Ma questa immagine epica stride con un dettaglio non irrilevante: da anni guadagna grazie alla TV di Stato, ai programmi, ai monologhi, ai cachet, alle ospitate, e oggi si lamenta perché la gente preferisce informarsi altrove, perché spesso il mainstream imbavaglia, smussa, diluisce e addolcisce, e Saviano, volente o nolente, fa parte di questo sistema.
Il caso Garlasco è un nodo irrisolto della giustizia italiana e la gente (quindi anche gli youtuber) ha tutto il diritto di analizzare, commentare, ricostruire e mettere in discussione. Perché se un autore televisivo parla di un certo argomento è verità assoluta, e se lo fa uno youtuber è sciacallaggio? La risposta è semplice: perché si perde il controllo, dato che Saviano non critica il metodo, critica la concorrenza. Chiunque non appartenga al suo stesso ecosistema dovrebbe tacere. È un po' come se un cuoco stellato criticasse la gente che cucina a casa.
Ma la cosa più irritante è il tono, quel moralismo verticale e paternalista che divide il mondo in due categorie: chi è autorizzato a parlare e chi deve ascoltare in silenzio. Ma la rete ha cambiato le regole, la gente non accetta più lezioni dall'alto e soprattutto non accetta che qualcuno decida quali casi di cronaca meritano attenzione e quali no.
Il caso Garlasco è diventato un fenomeno mediatico perché la giustizia non ha dato risposte chiare, e quando lo Stato lascia buchi, la società civile li riempie. È sempre stato così. La verità, caro Saviano, è che gli youtuber fanno paura perché sono liberi, non controllabili e soprattutto perché parlano a un pubblico che non guarda più i teatrini dei talk show.
La cronaca non è un feudo, chiunque voglia analizzare un caso di cronaca ha il diritto di farlo, che sia un giornalista, un avvocato, un creator o un pensionato. La verità non ha bisogno di guardiani, e chi pretende di fare il guardiano, teme solo di perdere il palcoscenico.
