Quando l'informazione diventa spettacolo

17.04.2026

C'è una grande differenza tra fare informazione e mettere in scena un programma. Una differenza che spesso passa inosservata, eppure basta osservare certi talk-show, inclusi quelli di cronaca nera, per accorgersi che qualcosa non torna.

Molti dei conduttori sono iscritti all'Ordine dei giornalisti, quindi formalmente sono giornalisti, ma il loro ruolo somiglia sempre meno a quello di chi cerca, verifica e racconta i fatti, e sempre più a quello di intrattenitori. Viene spontaneo accostarli a figure come Pippo Baudo, professionisti della conduzione ma con una missione completamente diversa da quella giornalistica.

I loro programmi non nascono per informare ma per costruire una narrazione coinvolgente. Gli ospiti sono scelti, posizionati e messi in contrapposizione secondo una logica precisa. Il dibattito non è spontaneo ma orchestrato. I tempi sono calibrati e i conflitti enfatizzati. È un "teatrino" dove ogni ruolo contribuisce allo spettacolo.

Questo vale ancora di più nei programmi di crime, dove il confine tra informazione e intrattenimento diventa ancora più fragile. Le vicende giudiziarie vengono trasformate in un racconto, con colpi di scena e suspense. Non si tratta solo di raccontare un fatto ma di tenerlo in vita il più a lungo possibile per alimentare l'attenzione del pubblico.

Non si tratta di negare la dignità di un programma, né di sostenere che nei talk-show non passi mai informazione, ma bisogna chiamare le cose con il loro nome. Se il fine principale è costruire dibattito, creare tensione, trattenere il pubblico davanti allo schermo, allora siamo più vicini all'intrattenimento che al giornalismo, ma il pubblico continua a percepire come giornalismo ciò che giornalismo non è più, o lo è solo in parte. 

Ignorare questo significa accettare che l'informazione diventi, lentamente ma inesorabilmente, solo un altro genere televisivo.


Share