Topolin, Topolin, viva Topolin

Li abbiamo castrati, gli abbiamo riempito le ciotole di prelibate crocchette e poi ci lamentiamo se tra i loro desideri non c'è più quello di cacciare i topi.
Le colonie feline con esperte mamme gatte che istruivano le nuove generazioni di derattizzatori, sembrano diventate la versione gattesca dell'Italia descritta dall'Istat: crescita zero, gatti invecchiati, sovrappeso e demotivati, ma a differenza dell'Italia "umana", in quella felina manca l'apporto di forze fresche da Paesi meno fortunati, perché i due mici migranti ritrovati sui barconi provenienti dalla Siria non bastano certo a ripianare il gap, anzi, il gat.
I nostri gatti, del resto, sono uno dei più antichi esempi di integrazione, discendendo dai primi esemplari sbarcati in Europa dalle navi dei legionari di ritorno dall'Egitto di Cleopatra, dove erano stati imbarcati per ripulire dai topi le stive cariche di cereali provenienti dal Nord Africa, dato che proprio da quelle regioni arrivavano gli alimenti-base per l'Italia e l'Europa.
Ma i tempi cambiano. I gatti saranno pure più carini dei topi ma hanno in comune con loro alcuni difettucci: pisciano e scagazzano in giro, portano malattie e si riproducono a manetta, non avendo nemici naturali se non le automobili e i satanisti. Certo, non è solo al loro calo demografico che si deve l'impennata della popolazione topesca nelle nostre città, e nemmeno al fatto che altre specie immigrate nello spazio urbano non hanno per ora intenzione di svolgere il lavoro che i gatti italiani si rifiutano di fare.
Anche nelle vie della mia città la marcetta "Topolin, Topolin, viva Topolin" sta assumendo un aspetto giocoso per la gioia dei bambini, che ora non hanno più bisogno di andare a Disneyland per farsi un selfie insieme a un topo più grosso di loro. Ci vorrebbe il "pifferaio magico", ma i pifferai magici sono tedeschi e vogliono essere pagati subito e in contanti, e con i debiti che hanno i nostri Comuni non se ne parla nemmeno.
A questo punto l'unica soluzione (anche la più gradita agli animalisti) potrebbe essere quella di integrare i topi nel tessuto cittadino impiegandoli in lavori socialmente utili.
