Vent'anni senza Oriana: un silenzio che fa rumore

15.09.2026

Come definire in tre parole l'immortalità? L'esserci senza esserci. Non vuole essere un gioco di parole ma la sintesi della resistenza post mortem. Oriana Fallaci, che in giovane età ha offerto il fianco alla resistenza antifascista, ha resistito anche alla sua morte, avvenuta a Firenze vent'anni fa, il 15 settembre 2006.

Ricordarla oggi significa ricordare una donna che ha creduto nella scrittura come atto civile, e che spesso ha pagato il prezzo di questa presenza con la solitudine, le critiche e le incomprensioni, ma ha anche avuto il rispetto e l'ammirazione di chi riconosceva in lei una coerenza rara. Non è stata una figura comoda e proprio per questo, vent'anni dopo, continua a essere necessaria.

È senza alcun dubbio la giornalista e scrittrice italiana più temeraria e passionale del ventesimo secolo. Ricordiamo le sue interviste ai potenti della Terra, tra questi Henry Kissinger, Indira Gandhi, Golda Meir, Lec Wałęsa, Sandro Pertini. Di particolare interesse gli incontri con Arafat, Gheddafi e l'ayatollah Khomeini, leader della rivoluzione iraniana, al cospetto del quale, in un improvviso gesto d'indipendenza identitaria, si tolse il chador impostole prima di accordare l'intervista. Lei stessa racconterà che l'ayatollah, nel vederla a capo scoperto, si alzò con violenza e andò via.

Il primo libro che lessi di Oriana Fallaci fu Lettera a un bambino mai nato. Avevo diciotto anni e quel monologo profondo e toccante mi rivelò la forza della sua scrittura e me ne fece innamorare.

Oriana Fallaci si è confrontata con migliaia di persone, uomini e donne, ferma nella personale consapevolezza che "essere donna è un'avventura che richiede coraggio". Le donne sono protagoniste in molti suoi libri, primo tra tutti Il sesso inutile, un reportage in cui racconta le storie incredibili di spose bambine, geishe, matriarche, donne in carriera, madri, figlie e schiave.

Nel libro Se nascerai donna, realizza un viaggio attraverso le battaglie personali e sociali delle figure iconiche nei mondi del cinema, della moda e della politica, come la stilista Coco Chanel e Kate Millet, nota attivista radicale femminista americana. Fa rivivere da punti di vista diversi le conquiste delle donne dal dopoguerra agli anni Settanta: dalla minigonna ai tentativi di uscire dagli stereotipi, dalla difficoltà nel fare carriera alle leggi sul divorzio e sull'aborto.

Feroce il suo libro Niente e così sia, dove racconta la sua esperienza come inviata di guerra in Vietnam. E poi il capolavoro della letteratura civile Un uomo, dove la lotta politica e la ferocia di una dittatura militare si intrecciano con la viscerale e tormentata storia d'amore con Alekos Panagulis.

In quest'epoca di caselle e incasellati non è facile assegnarle una collocazione partitica precisa. Nonostante i suoi trascorsi da partigiana socialista, la sinistra l'ha ripudiata dopo Storia di un'italiana, in cui scrisse che "the caviar left" non è più un partito politico bensì una moda, una convenzione, un centro di potere. Come darle torto? D'altronde, lo stesso Gianni Cuperlo usò espressioni analoghe: "A noi del Pd ci votano solo i ricchi".

Oriana Fallaci è sepolta nel Cimitero degli Allori a Firenze. Sempre vivo sarà il suo grido di libertà che abbatte le gabbie dei dogmi, delle dottrine, dei padroni sostituiti da nuovi padroni. Scolpite nella memoria rimarranno le sue frasi volte al cambiamento culturale di un popolo prono sul disincanto: "Non lasciatevi intruppare. Non lasciatevi turlupinare da chi vi comanda, da chi vi promette, da chi vi spaventa. Non siate gregge, perdio! Ricordate che ciascuno è qualcuno, un individuo unico e prezioso". E così sia.


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